𝐈𝐥 𝐝𝐚𝐢𝐦𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐚, 𝐥𝐚 𝐯𝐨𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐜𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐨: 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟓
Il 2025 è stato un anno intenso, impegnativo, pieno di sfide e di bellezza.
Un anno che ci ha visto camminare molto, incontrare persone, ascoltare storie, portare libri dove c’erano occhi pronti ad accoglierli. Siamo stati al Salone Internazionale del Libro di Torino, al FLA – Festival di Libri e Altrecose, a Più libri più liberi a Roma, e in tanti altri eventi, fiere e presentazioni, grandi e piccoli, perché crediamo che ogni luogo sia degno di cultura quando c’è qualcuno disposto ad ascoltare.
È stato anche un anno costellato di premi, conferiti ai nostri autori in contesti importanti, prestigiosi e seri. Riconoscimenti che hanno dato valore non solo alle opere, ma al lavoro silenzioso che c’è dietro ogni libro: premi che parlano di qualità, di contenuti, di credibilità, e che confermano una scelta editoriale fondata sul merito e non sulla visibilità effimera.
È stato un anno in cui Daimon Edizioni ha continuato a scegliere la strada più difficile e più vera: quella della qualità, dell’ascolto, del tempo dedicato alle opere e agli autori.
Un anno in cui tanti nuovi autori hanno deciso di affidare a noi il loro daimon, la parte più profonda e autentica della loro voce, permettendoci di trasformare intuizioni, sogni e visioni in libri veri, necessari, destinati a lasciare traccia.
Ogni titolo pubblicato non è stato solo un libro, ma un atto di fiducia, un frammento di vita condiviso, un passo nel cammino comune della cultura.
Abbiamo attraversato l’introspezione e la poesia con 𝐃𝐢𝐬𝐬𝐨𝐥𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢 di Graziano Malogioglio, il sacro e il simbolico con 𝐋𝐚 𝐕𝐢𝐚 𝐂𝐫𝐮𝐜𝐢𝐬 di Anna Maria Rita Tinari, il pensiero e l’etica con 𝐋𝐚 𝐟𝐢𝐥𝐨𝐬𝐨𝐟𝐢𝐚 “𝐂𝐚𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐒𝐚𝐥𝐮𝐭𝐨” di Bossi Angelo.
Ci siamo persi nelle trame del legal thriller con 𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐮𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 di Angelo Rosati e nei versi della familiarità con 𝐈𝐥 𝐩𝐚𝐞𝐬𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚 di Maria Assunta Oddi.
Abbiamo riflettuto sul senso della vita e dell’eternità con 𝐓𝐫𝐚 𝐜𝐢𝐞𝐥𝐨 𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚… 𝐝𝐢𝐬𝐞𝐠𝐧𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐥’𝐞𝐭𝐞𝐫𝐧𝐢𝐭𝐚̀ di Renata Tomassi, raccontato storie radicate nella terra con 𝐈𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐞𝐥𝐥𝐚𝐧𝐭𝐞 di Riccardo Bretta Ricci e dato voce a memorie vere e potenti con 𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐢𝐥 𝐫𝐮𝐠𝐠𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐮𝐨𝐫𝐢𝐬𝐞𝐫𝐢𝐞 di Lina Ricci.
Abbiamo ascoltato i 𝐒𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢 𝐚𝐩𝐩𝐚𝐫𝐞𝐧𝐭𝐢 di Simonetta Borghi e accolto la poesia come pensiero vivo nel 𝐐𝐮𝐚𝐝𝐞𝐫𝐧𝐨 “𝐅𝐢𝐥𝐨𝐬𝐨𝐟𝐢𝐚 𝐢𝐧 𝐕𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐈” di Francesco Bignotti.
Abbiamo custodito la memoria con 𝐈𝐥 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐬𝐬𝐢𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐚𝐧𝐚 𝐚 𝐂𝐚𝐬𝐭𝐞𝐥 𝐝𝐞𝐥 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞 di Carmela De Felice e Fulgo Graziosi, sognato con il 𝐐𝐮𝐚𝐝𝐞𝐫𝐧𝐨𝐧𝐞 “𝐈𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐦𝐚𝐠𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐨𝐠𝐧𝐢” di Anna Maria Rita Tinari, viaggiato nella fantasia con 𝐋𝐞 𝐚𝐯𝐯𝐞𝐧𝐭𝐮𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐄𝐥𝐟𝐢 𝐋𝐮𝐦𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐚 – “𝐍𝐢𝐫𝐞𝐥 𝐞 𝐥𝐚 𝐥𝐚𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚 𝐝’𝐨𝐫𝐨” di Violet Morgan e ritrovato equilibrio con 𝐘𝐨𝐠𝐚, 𝐮𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝’𝐚𝐦𝐨𝐫𝐞 𝐭𝐫𝐚 𝐎𝐫𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐎𝐜𝐜𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 di Mauro Giordano.
Abbiamo esplorato l’ombra e l’immaginario con l’𝐀𝐛𝐫𝐮𝐳𝐳𝐨 𝐇𝐨𝐫𝐫𝐨𝐫 𝐋𝐢𝐭𝐞𝐫𝐚𝐫𝐲 𝐂𝐨𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭 – 𝐀𝐧𝐭𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐕 𝐄𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, il mito con 𝐋’𝐚𝐠𝐞𝐧𝐝𝐚 𝐟𝐚𝐧𝐭𝐚𝐬𝐲 𝟐𝟎𝟐𝟔 “𝐋𝐞 𝐝𝐨𝐝𝐢𝐜𝐢 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐝𝐢 𝐋𝐨́𝐫𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥” di Alessandra Prospero, l’intensità emotiva con 𝐂𝐮𝐨𝐫𝐞 𝐋𝐢𝐪𝐮𝐢𝐝𝐨 di Maurizio Quattrocchi e la speranza della fiaba d’autore con 𝐈𝐥 𝐛𝐞𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞 di Antonio De Signoribus.
Abbiamo guardato oltre, nella fantascienza, con 𝐄̀ 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐥𝐚𝐬𝐬𝐮̀ – 𝐀𝐧𝐭𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐬𝐭𝐞𝐥𝐥𝐚𝐫𝐞 di Parola Di Federico DelMonaco, cercato la luce con 𝐋𝐚 𝐟𝐞𝐥𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞̀ 𝐚𝐜𝐜𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐚 𝐭𝐞 di Flavio Tursini e stiamo per attraversare le ombre poetiche di 𝐂𝐢𝐞𝐥𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 di Daniele Astolfi.
Ed è proprio oggi che 𝐂𝐢𝐞𝐥𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 viene lanciato pubblicamente, come ultimo libro dell’anno.
In questa raccolta, Daniele Astolfi costruisce una poesia intensa e stratificata che attraversa le età della vita e i territori più fragili dell’esistenza umana: dall’infanzia segnata dall’angoscia alla giovinezza inquieta, dalla maturità attraversata dal dubbio fino allo sguardo del vecchio, carico di memoria e consapevolezza del tempo che consuma.
Il cielo di cenere diventa metafora di un mondo opaco e ferito, in cui l’uomo avanza smarrito ma non rinuncia alla ricerca di senso, di bellezza e di pietas. Una poesia che si muove tra eros e colpa, sacro e profano, memoria privata e memoria storica, fino alla ferita collettiva della guerra. Come sottolinea Giancarlo Giuliani nella prefazione, il libro si configura come un vero viaggio introspettivo, un bilancio umano e letterario sotto cieli gravidi di cenere, ma ancora attraversati dal bisogno di verità.
A chi ha scritto, a chi ha letto, a chi ha creduto, a chi ci ha incontrato lungo la strada: 𝓰𝓻𝓪𝔃𝓲𝓮.
Il 2025 ci lascia pagine piene, relazioni vere e la consapevolezza che la cultura, quando nasce da un 𝓭𝓪𝓲𝓶𝓸𝓷 autentico, resiste al tempo.
Ci fermiamo un istante.
Poi torniamo a camminare, insieme, nel 2026. 📚✨

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